Stoccolma Marathon: ce l'abbiamo fatta!!
08-06-2024 17:24 - Eventi a cui partecipiamo
Tutto è cominciato a gennaio davanti alla macchinetta del caffè in ufficio, lui "Questo è l’anno della nostra prima maratona, dobbiamo pianificarla entro giugno!!!", io la solita ottimista “Noi la maratona?!?!, macché non ce la faremo mai!!!!". Ed è proprio da queste parole che è partita la sfida, sfida non tra di noi ma con noi stessi.
Noi siamo Paola e Roby due ultracinquantenni, prima compagni d'università, poi colleghi di lavoro, amici e da qualche anno compagni di corsa per puro diletto, senza nessuna esperienza pregressa di gare né di sport di alcun tipo, solo una grande voglia di metterci costantemente alla prova divertendoci, perché alla base di tutto, c’è il piacere reciproco di stare insieme.
Siamo partiti qualche anno fa con corse brevi max 6/8 km subito dopo il lavoro, poi abbiamo cominciato ad allungare i nostri allenamenti e deciso di partecipare a corse non competitive da 10 km fino ad arrivare a 16 km; a quel punto il passaggio alla prima mezza maratona è stato breve. La corsa fa un po’ questo effetto anche ai principianti, ogni allenamento termina con la voglia di aggiungere altri km al successivo per sfida o anche solo per vedere cosa si prova, se fisicamente ce la facciamo (forse abbiamo qualche problema con la nostra età??) e soprattutto per godere della soddisfazione provata nel riuscirci, soddisfazione che ripaga appieno ogni sforzo fatto. La corsa è così o la ami o la odi, non ci sono vie di mezzo, me ne accorgo tutte le volte quando parlando con qualcuno dei miei hobby, dico “Io corro” e le risposte che ricevo sono sempre due “Oddio che noia la corsa” oppure “Corro anch’io”. La mia prima mezza maratona che ho corso a Pisa nel 2022 da sola (Roby era alle prese con un trasloco), mi ha lasciato la voglia di farne subito un’altra ma questa volta volevo fare le cose per bene, quindi, ho deciso di iscrivermi al PRRC e partecipare al loro corso di running per acquisire maggiori informazioni tecniche e far parte di un gruppo di persone di tutte le età, con la mia stessa passione per la corsa, anche se mi è bastato pochissimo per capire che nel gruppo ci sono podisti che di "amatoriale" hanno ben poco e che portano a casa risultati di tutto rispetto.
Insomma, è così che anche noi siamo arrivati a pianificare la nostra prima maratona, l’obbiettivo più grande è quello di partecipare alla maratona di New York nel 2025 (Presidente prendi nota), quindi era necessario cominciare a fare qualcosa già da quest’anno.
Io e Roby la nostra l’abbiamo pianificata come sappiamo fare noi, utilizzando il metodo scientifico che siamo abituati ad utilizzare nel nostro lavoro (siamo due chimici industriali), per steps successivi.
1) Quando: partendo con gli allenamenti a gennaio e prevedendo almeno sei mesi di preparazione, i mesi papabili erano due: maggio o giugno;
2) Dove: considerate le date non c’era nessuna possibilità di farla in Italia e cercando un posto all’estero facilmente raggiungile con voli diretti da Pisa, possibilmente a basso costo la scelta è ricaduta subito su Stoccolma, città in cui ero già stata e che mi era piaciuta moltissimo. La Stockholm Marathon era fissata per sabato 1° giugno, data perfetta considerato che mediamente le temperature a Stoccolma in quel periodo sono primaverili.
3) Tabella di allenamento: questa è stata una questione importante da affrontare perché online ci sono veramente un sacco di tabelle, di articoli, pareri su come affrontare la prima maratona e non è semplice trovare quella giusta … che poi quali sono i criteri per definire una tabella di allenamento “giusta” per te, boh?!? Con Roby ne abbiamo scelta una che prevedeva la preparazione della maratona in sedici settimane, proprio il tempo che avevamo a disposizione, abbiamo dato un’occhiata a come erano strutturati gli allenamenti e l’abbiamo “battezzata” come la nostra tabella. Roby sempre deciso e convinto delle sue scelte è partito sicuro con gli allenamenti, io con le mie paure di non fare la cosa giusta ho cominciato a chiedere consigli, pareri che mi hanno confuso ancora di più. In questo mi ha aiutato molto il nostro Presidente Andrea che mi ha detto in modo secco “Smetti di parlare con tutti! Hai scelto la tabella, ti sembra valida? Bene, portala avanti e basta!”. Ed è proprio quello che ho fatto, a testa bassa, nei mesi successivi, grazie Presidente, sintetico ed efficace!
Non è stato facile preparare la maratona, gli allenamenti sono stati lunghi e faticosi e, avendo noi un passo “diversamente veloce”, hanno portato via molto tempo, ecco il tempo è stato forse il più grosso problema. Solo adesso che è finita, mi guardo indietro e mi rendo conto che per sei mesi ho avuto un pensiero costante, trovare il tempo per allenarmi non facendo pesare alla mia famiglia questa mia scelta, non volevo privarla del mio tempo. Anche per Roby il tempo era un problema perché lui è sempre in viaggio per lavoro, quindi, tra impegni lavorativi e familiari, abbiamo pianificato i nostri allenamenti nell’unico momento della giornata che avevamo a disposizione, la mattina presto, prevedendo come unico allenamento da fare insieme quello del lungo del sabato mattina.
Le cose si sono fatte più difficili quando sono sopraggiunti i primi infortuni (contrattura ai bicipiti femorali e caduta dopo un lungo di 30 km io e contrattura al polpaccio lui) che ci hanno costretto al riposo per qualche settimana, ma non abbiamo mollato, come si dice ormai siamo in ballo e balliamo.
Così siamo arrivati alla fatidica data della partenza, mi sembra che il tempo sia volato, non mi sento pronta. Ho paura … a causa degli infortuni siamo arrivati lunghi sulla tabella di allenamento, l'ultimo lungo di 34 km prima dello scarico lo abbiamo fatto 15 giorni prima della gara e abbiamo avuto poco tempo per recuperare. Penso che siamo due incoscienti, che non ce la faremo mai.
Partiamo per Stoccolma venerdì mattina insieme a due nostri amici Grazia e Giacomo che sono con noi per supportarci; all’arrivo in aeroporto io e Roby ci abbracciamo, increduli del fatto che il giorno dopo avremmo fatto la nostra prima maratona, ma allo stesso tempo, con tanta voglia di farla.
Arrivati a Stoccolma ci rendiamo subito conto che c’è qualcosa di strano, non doveva fare fresco a Stoccolma? Perché ci sono 26 °C e c’è un sole che spacca le pietre?
Ci separiamo dai nostri amici, loro in giro per la città, noi all’Expo allestito vicino allo stadio (punto di arrivo della gara) per prendere i pettorali ed è subito festa nel senso letterale del termine.
All’expo è stato organizzato un Pasta party per condividere il carico di carboidrati pre gara, sembra di essere ad una sagra, tavoli lunghissimi in cui persone di varie nazionalità si siedono per mangiare e condividere passioni, timori per la gara dell’indomani (soprattutto per le temperature previste), esperienze passate, tutto avendo come sottofondo musicale gli ABBA (in realtà non proprio come sottofondo perché la musica è a tutto volume). L’atmosfera è bellissima, ci guardiamo intorno e vediamo persone sorridenti che hanno voglia di divertirsi ma al tempo stesso di mettersi alla prova, all’inizio (forse) ci sentiamo un po’ spaesati ma poi ci buttiamo nella mischia ed è fantastico. Quando mi chiedo perché a 53 anni mi sono imbarcata in questa avventura, forse la risposta sta proprio in questi momenti di condivisione, adoro sentirmi parte di un gruppo, sentirmi nel posto giusto e noi lo eravamo.
La sera nonostante ci fossimo ripromessi di andare a letto presto, facciamo tardi a causa di un problema sulla nostra linea della metropolitana (sarà un segno?) che alla fine ci ha costretto a rientrare in Hotel in taxi per evitare di fare troppo tardi. L'indomani mattina, dopo esserci preparati con cura, salutiamo i nostri amici (emozionati come noi) dandoci appuntamento all'arrivo previsto all'interno dello stadio. Li avvisiamo di prendersela pure con comodo nei loro giri in città perché non arriveremo tanto presto, hanno tutto il tempo di fare con calma quello che hanno previsto.
Raggiungiamo il punto di partenza e l’emozione comincia a farsi sentire più forte: ho le gambe tremanti e il cuore a mille; per darmi conforto penso che in fondo devo solo correre, non pensare ad altro che a correre per qualche ora, ho fatto cose più complicate nella mia vita, ce la posso fare …. o forse no?!?
Con Roby notiamo subito che ci sono un sacco di ragazzi che sembrano giovanissimi, non solo tra i partecipanti alla gara ma anche nel servizio d’ordine per gli zaini, distribuzione dell’acqua ecc. facciamo subito un paragone con l’Italia ed io con i miei figli adolescenti che mai si sarebbero prestati ad una cosa del genere.
L’atmosfera è bella anche se totalmente diversa da quella della festa del giorno prima, la gente è concentrata, silenziosa, ha lo sguardo basso e ognuno è perso nei suoi pensieri, l’attesa prima della partenza crea sempre una certa tensione. Non c'è un filo d'aria né di ombra e la preoccupazione per il forte caldo si percepisce subito dalle file che si formano intorno alle fontane dove o si beve o ci si bagna la testa.
Si avvicina l’ora della partenza, ci bagnamo la testa, prendiamo il primo gel (primo di una lunga serie) e ci incanaliamo nella nostra onda. Partiamo alle ore 12.12, siamo tranquilli, manteniamo il nostro passo cercando la concentrazione e la respirazione giusta. Intorno a noi il tifo è fortissimo, ovunque c’è gente che urla a squarciagola parole assolutamente incomprensibili per incitarci o almeno così crediamo (lo svedese è una lingua assolutamente incomprensibile e impronunciabile); gli occhi sorridenti della gente che incrociamo e le mani dei bimbi che toccano le nostre lungo il percorso però non mentono e ci fanno capire che sono lì per noi, per sostenerci, nonostante il disagio provocato, visto che tutta la città è stata bloccata per la maratona; con Roby lo notiamo subito, non ci siamo abituati in Italia.
Corriamo tutti i nostri 42,195 km al suono di "Heja" termine la cui traduzione non è chiara ma che viene usato per incitare, un po’ l’equivalente di “forza”, “dai”, “vai”, “non mollare”.
Il caldo è forte e si fa sentire subito, diventa difficile non fermarsi ai punti di ristoro e sotto le docce in cui la gente si accalca per rinfrescarsi; anche dalla gente che ci supporta a bordo del percorso arriva l’acqua, c’è chi ci bagna timidamente con pistole ad acqua e chi invece fa sul serio con tubi collegati a bar e ristoranti o secchi con acqua e ghiaccio.
Tutto questo adoperarsi intorno a noi per supportarci fa bene al corpo ma soprattutto all’anima ed è una spinta importante che ci fa andare avanti!
Insomma, alla fine riusciamo ad arrivare al traguardo, l’ingresso nello stadio è davvero emozionante, sono stanca e felice, sensazioni difficili da descrivere ma fortissime. Supero il traguardo e cerco Roby che so essere arrivato prima di me, lo vedo, gli vado incontro e ci abbracciamo, sono un po’ commossa … è andata … chi l’avrebbe detto?!? Nonostante non sia andata proprio come avevo sperato (in termini di tempo), è stata un’esperienza fantastica, sicuramente da ripetere. E lo faremo!!!
A questo punto sono doverosi i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito direttamente o indirettamente a farci vivere quest’esperienza fantastica.
Il primo va sicuramente a Roberto compagno di mille avventure, grazie Roby, senza di te nulla sarebbe successo. Adesso cosa programmiamo?
Il secondo ringraziamento va senz’altro a Grazia e Giacomo che ci hanno supportato e sopportato con grande pazienza. Sappiamo che non è stato facile per voi, la nostra breve vacanza a Stoccolma è stata scandita dalla maratona, cosa fare prima della maratona con discorsi sui tempi, strategie, integratori, abbigliamento, organizzazione ecc. e il dopo maratona con i discorsi sulla bella esperienza, il tifo, l’emozione, a chi lo scriviamo, ecc. insomma che noia! Però voi siete stati pazienti e comprensivi, la migliore compagnia che potevamo sperare. Quando ho chiesto a Grazia qual è stato il momento più bello della vacanza a Stoccolma e lei ha risposto “Il vostro arrivo nello stadio” beh, c’è poco da commentare … grazie mille di tutto ragazzi.
Altri ringraziamenti vanno a
Cristian, il nutrizionista che ci ha seguito in questi mesi cercando di arginare in Roby l’abuso di alcol e in me quello di dolci e formaggi (scusate sono pugliese);
Alessio, il fisioterapista che ha cercato di risolvere (riuscendoci) i problemi derivanti dai vari infortuni subiti sia a me che a Roby;
Infine, vorrei ringraziare tutti gli affiliati al PRRC per la passione che mettono in quello che fanno e che condividono nelle varie chat di whatsApp, passione davvero contagiosa!
Paola
Fonte: Paola Siciliano
Noi siamo Paola e Roby due ultracinquantenni, prima compagni d'università, poi colleghi di lavoro, amici e da qualche anno compagni di corsa per puro diletto, senza nessuna esperienza pregressa di gare né di sport di alcun tipo, solo una grande voglia di metterci costantemente alla prova divertendoci, perché alla base di tutto, c’è il piacere reciproco di stare insieme.
Siamo partiti qualche anno fa con corse brevi max 6/8 km subito dopo il lavoro, poi abbiamo cominciato ad allungare i nostri allenamenti e deciso di partecipare a corse non competitive da 10 km fino ad arrivare a 16 km; a quel punto il passaggio alla prima mezza maratona è stato breve. La corsa fa un po’ questo effetto anche ai principianti, ogni allenamento termina con la voglia di aggiungere altri km al successivo per sfida o anche solo per vedere cosa si prova, se fisicamente ce la facciamo (forse abbiamo qualche problema con la nostra età??) e soprattutto per godere della soddisfazione provata nel riuscirci, soddisfazione che ripaga appieno ogni sforzo fatto. La corsa è così o la ami o la odi, non ci sono vie di mezzo, me ne accorgo tutte le volte quando parlando con qualcuno dei miei hobby, dico “Io corro” e le risposte che ricevo sono sempre due “Oddio che noia la corsa” oppure “Corro anch’io”. La mia prima mezza maratona che ho corso a Pisa nel 2022 da sola (Roby era alle prese con un trasloco), mi ha lasciato la voglia di farne subito un’altra ma questa volta volevo fare le cose per bene, quindi, ho deciso di iscrivermi al PRRC e partecipare al loro corso di running per acquisire maggiori informazioni tecniche e far parte di un gruppo di persone di tutte le età, con la mia stessa passione per la corsa, anche se mi è bastato pochissimo per capire che nel gruppo ci sono podisti che di "amatoriale" hanno ben poco e che portano a casa risultati di tutto rispetto.
Insomma, è così che anche noi siamo arrivati a pianificare la nostra prima maratona, l’obbiettivo più grande è quello di partecipare alla maratona di New York nel 2025 (Presidente prendi nota), quindi era necessario cominciare a fare qualcosa già da quest’anno.
Io e Roby la nostra l’abbiamo pianificata come sappiamo fare noi, utilizzando il metodo scientifico che siamo abituati ad utilizzare nel nostro lavoro (siamo due chimici industriali), per steps successivi.
1) Quando: partendo con gli allenamenti a gennaio e prevedendo almeno sei mesi di preparazione, i mesi papabili erano due: maggio o giugno;
2) Dove: considerate le date non c’era nessuna possibilità di farla in Italia e cercando un posto all’estero facilmente raggiungile con voli diretti da Pisa, possibilmente a basso costo la scelta è ricaduta subito su Stoccolma, città in cui ero già stata e che mi era piaciuta moltissimo. La Stockholm Marathon era fissata per sabato 1° giugno, data perfetta considerato che mediamente le temperature a Stoccolma in quel periodo sono primaverili.
3) Tabella di allenamento: questa è stata una questione importante da affrontare perché online ci sono veramente un sacco di tabelle, di articoli, pareri su come affrontare la prima maratona e non è semplice trovare quella giusta … che poi quali sono i criteri per definire una tabella di allenamento “giusta” per te, boh?!? Con Roby ne abbiamo scelta una che prevedeva la preparazione della maratona in sedici settimane, proprio il tempo che avevamo a disposizione, abbiamo dato un’occhiata a come erano strutturati gli allenamenti e l’abbiamo “battezzata” come la nostra tabella. Roby sempre deciso e convinto delle sue scelte è partito sicuro con gli allenamenti, io con le mie paure di non fare la cosa giusta ho cominciato a chiedere consigli, pareri che mi hanno confuso ancora di più. In questo mi ha aiutato molto il nostro Presidente Andrea che mi ha detto in modo secco “Smetti di parlare con tutti! Hai scelto la tabella, ti sembra valida? Bene, portala avanti e basta!”. Ed è proprio quello che ho fatto, a testa bassa, nei mesi successivi, grazie Presidente, sintetico ed efficace!
Non è stato facile preparare la maratona, gli allenamenti sono stati lunghi e faticosi e, avendo noi un passo “diversamente veloce”, hanno portato via molto tempo, ecco il tempo è stato forse il più grosso problema. Solo adesso che è finita, mi guardo indietro e mi rendo conto che per sei mesi ho avuto un pensiero costante, trovare il tempo per allenarmi non facendo pesare alla mia famiglia questa mia scelta, non volevo privarla del mio tempo. Anche per Roby il tempo era un problema perché lui è sempre in viaggio per lavoro, quindi, tra impegni lavorativi e familiari, abbiamo pianificato i nostri allenamenti nell’unico momento della giornata che avevamo a disposizione, la mattina presto, prevedendo come unico allenamento da fare insieme quello del lungo del sabato mattina.
Le cose si sono fatte più difficili quando sono sopraggiunti i primi infortuni (contrattura ai bicipiti femorali e caduta dopo un lungo di 30 km io e contrattura al polpaccio lui) che ci hanno costretto al riposo per qualche settimana, ma non abbiamo mollato, come si dice ormai siamo in ballo e balliamo.
Così siamo arrivati alla fatidica data della partenza, mi sembra che il tempo sia volato, non mi sento pronta. Ho paura … a causa degli infortuni siamo arrivati lunghi sulla tabella di allenamento, l'ultimo lungo di 34 km prima dello scarico lo abbiamo fatto 15 giorni prima della gara e abbiamo avuto poco tempo per recuperare. Penso che siamo due incoscienti, che non ce la faremo mai.
Partiamo per Stoccolma venerdì mattina insieme a due nostri amici Grazia e Giacomo che sono con noi per supportarci; all’arrivo in aeroporto io e Roby ci abbracciamo, increduli del fatto che il giorno dopo avremmo fatto la nostra prima maratona, ma allo stesso tempo, con tanta voglia di farla.
Arrivati a Stoccolma ci rendiamo subito conto che c’è qualcosa di strano, non doveva fare fresco a Stoccolma? Perché ci sono 26 °C e c’è un sole che spacca le pietre?
Ci separiamo dai nostri amici, loro in giro per la città, noi all’Expo allestito vicino allo stadio (punto di arrivo della gara) per prendere i pettorali ed è subito festa nel senso letterale del termine.
All’expo è stato organizzato un Pasta party per condividere il carico di carboidrati pre gara, sembra di essere ad una sagra, tavoli lunghissimi in cui persone di varie nazionalità si siedono per mangiare e condividere passioni, timori per la gara dell’indomani (soprattutto per le temperature previste), esperienze passate, tutto avendo come sottofondo musicale gli ABBA (in realtà non proprio come sottofondo perché la musica è a tutto volume). L’atmosfera è bellissima, ci guardiamo intorno e vediamo persone sorridenti che hanno voglia di divertirsi ma al tempo stesso di mettersi alla prova, all’inizio (forse) ci sentiamo un po’ spaesati ma poi ci buttiamo nella mischia ed è fantastico. Quando mi chiedo perché a 53 anni mi sono imbarcata in questa avventura, forse la risposta sta proprio in questi momenti di condivisione, adoro sentirmi parte di un gruppo, sentirmi nel posto giusto e noi lo eravamo.
La sera nonostante ci fossimo ripromessi di andare a letto presto, facciamo tardi a causa di un problema sulla nostra linea della metropolitana (sarà un segno?) che alla fine ci ha costretto a rientrare in Hotel in taxi per evitare di fare troppo tardi. L'indomani mattina, dopo esserci preparati con cura, salutiamo i nostri amici (emozionati come noi) dandoci appuntamento all'arrivo previsto all'interno dello stadio. Li avvisiamo di prendersela pure con comodo nei loro giri in città perché non arriveremo tanto presto, hanno tutto il tempo di fare con calma quello che hanno previsto.
Raggiungiamo il punto di partenza e l’emozione comincia a farsi sentire più forte: ho le gambe tremanti e il cuore a mille; per darmi conforto penso che in fondo devo solo correre, non pensare ad altro che a correre per qualche ora, ho fatto cose più complicate nella mia vita, ce la posso fare …. o forse no?!?
Con Roby notiamo subito che ci sono un sacco di ragazzi che sembrano giovanissimi, non solo tra i partecipanti alla gara ma anche nel servizio d’ordine per gli zaini, distribuzione dell’acqua ecc. facciamo subito un paragone con l’Italia ed io con i miei figli adolescenti che mai si sarebbero prestati ad una cosa del genere.
L’atmosfera è bella anche se totalmente diversa da quella della festa del giorno prima, la gente è concentrata, silenziosa, ha lo sguardo basso e ognuno è perso nei suoi pensieri, l’attesa prima della partenza crea sempre una certa tensione. Non c'è un filo d'aria né di ombra e la preoccupazione per il forte caldo si percepisce subito dalle file che si formano intorno alle fontane dove o si beve o ci si bagna la testa.
Si avvicina l’ora della partenza, ci bagnamo la testa, prendiamo il primo gel (primo di una lunga serie) e ci incanaliamo nella nostra onda. Partiamo alle ore 12.12, siamo tranquilli, manteniamo il nostro passo cercando la concentrazione e la respirazione giusta. Intorno a noi il tifo è fortissimo, ovunque c’è gente che urla a squarciagola parole assolutamente incomprensibili per incitarci o almeno così crediamo (lo svedese è una lingua assolutamente incomprensibile e impronunciabile); gli occhi sorridenti della gente che incrociamo e le mani dei bimbi che toccano le nostre lungo il percorso però non mentono e ci fanno capire che sono lì per noi, per sostenerci, nonostante il disagio provocato, visto che tutta la città è stata bloccata per la maratona; con Roby lo notiamo subito, non ci siamo abituati in Italia.
Corriamo tutti i nostri 42,195 km al suono di "Heja" termine la cui traduzione non è chiara ma che viene usato per incitare, un po’ l’equivalente di “forza”, “dai”, “vai”, “non mollare”.
Il caldo è forte e si fa sentire subito, diventa difficile non fermarsi ai punti di ristoro e sotto le docce in cui la gente si accalca per rinfrescarsi; anche dalla gente che ci supporta a bordo del percorso arriva l’acqua, c’è chi ci bagna timidamente con pistole ad acqua e chi invece fa sul serio con tubi collegati a bar e ristoranti o secchi con acqua e ghiaccio.
Tutto questo adoperarsi intorno a noi per supportarci fa bene al corpo ma soprattutto all’anima ed è una spinta importante che ci fa andare avanti!
Insomma, alla fine riusciamo ad arrivare al traguardo, l’ingresso nello stadio è davvero emozionante, sono stanca e felice, sensazioni difficili da descrivere ma fortissime. Supero il traguardo e cerco Roby che so essere arrivato prima di me, lo vedo, gli vado incontro e ci abbracciamo, sono un po’ commossa … è andata … chi l’avrebbe detto?!? Nonostante non sia andata proprio come avevo sperato (in termini di tempo), è stata un’esperienza fantastica, sicuramente da ripetere. E lo faremo!!!
A questo punto sono doverosi i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito direttamente o indirettamente a farci vivere quest’esperienza fantastica.
Il primo va sicuramente a Roberto compagno di mille avventure, grazie Roby, senza di te nulla sarebbe successo. Adesso cosa programmiamo?
Il secondo ringraziamento va senz’altro a Grazia e Giacomo che ci hanno supportato e sopportato con grande pazienza. Sappiamo che non è stato facile per voi, la nostra breve vacanza a Stoccolma è stata scandita dalla maratona, cosa fare prima della maratona con discorsi sui tempi, strategie, integratori, abbigliamento, organizzazione ecc. e il dopo maratona con i discorsi sulla bella esperienza, il tifo, l’emozione, a chi lo scriviamo, ecc. insomma che noia! Però voi siete stati pazienti e comprensivi, la migliore compagnia che potevamo sperare. Quando ho chiesto a Grazia qual è stato il momento più bello della vacanza a Stoccolma e lei ha risposto “Il vostro arrivo nello stadio” beh, c’è poco da commentare … grazie mille di tutto ragazzi.
Altri ringraziamenti vanno a
Cristian, il nutrizionista che ci ha seguito in questi mesi cercando di arginare in Roby l’abuso di alcol e in me quello di dolci e formaggi (scusate sono pugliese);
Alessio, il fisioterapista che ha cercato di risolvere (riuscendoci) i problemi derivanti dai vari infortuni subiti sia a me che a Roby;
Infine, vorrei ringraziare tutti gli affiliati al PRRC per la passione che mettono in quello che fanno e che condividono nelle varie chat di whatsApp, passione davvero contagiosa!
Paola
Fonte: Paola Siciliano